Arredamento, la Francia dice: Italia mon amour

È il primo importatore di mobili italiani e ancora lo sarà per molto. La Francia è il Paese che più al mondo ama lo stile italiano nell’arredamento, a tal punto da staccare decisamente Germania e Stati Uniti, rispettivamente al secondo e al terzo posto nella graduatoria gli estimatori del Made in Italy.

Secondo le rilevazioni del Ministero degli Affari Esteri italiano, nel 2016 la Francia ha importato mobili dal Belpaese per più di 1 miliardo e 400 milioni euro, con un aumento del volume di affari di oltre 73 milioni di euro rispetto all’anno precedente.  E anche il saldo riferito all’arco di tempo compreso tra i mesi di gennaio e agosto ha visto una variazione in positivo del 3,7%, nel confronto, periodo su periodo, tra 2016 e 2017 (dati forniti da ITA).
Nella sua relazione annuale sull’andamento del settore, anche il CSIL sottolinea la rilevante posizione della Francia, che si conferma la prima destinazione dell’export italiano, con una quota consolidata del 14% e un’inarrestabile prospettiva di crescita anche per il 2018.

Se si guarda al complesso delle referenze, risulta particolarmente interessante il fatto che la Francia possieda anche il primato assoluto per l’importazione di mobili italiani da cucina. Il Centro Studi di Federlegno registra per il 2016 un valore di 71 milioni e mezzo di euro in cucine esportate oltre le Alpi ovvero quasi mezza lunghezza davanti agli Stai Uniti, che seguono in classifica con circa 50 milioni di euro.
Proprio in virtù dello sviluppo di questo segmento, negli ultimi tempi Gabriele Magliola sta mettendo mano all’organizzazione di una rete commerciale finalizzata all’ampliamento del portafoglio clienti e alla rappresentanza di un’azienda italiana, produttrice di cucine ad alto contenuto di stile (gli agenti interessati possono scrivere a info@gabrielemagliola.com).

E se i numeri parlano chiaro, anche i valori intrinseci dei prodotti spiegano le ragioni di una preferenza così consolidata. I Francesi, infatti, amano la qualità sostanziale dei mobili italiani, l’uso sapiente di legni differenti per ambienti differenti (soprattutto, il palissandro in cucina e le essenze massello scure in camera da letto), il design moderno e funzionale, la sostenibilità ambientale dei materiali e dei processi di lavorazione.

In definitiva, risulta premiante la capacità della manifattura italiana di fare tendenza, senza smarrire le radici classiche.
Ne dà prova l’attualità diffusa dalle riviste patinate, che indirizzano il gusto dei Francesi. Il prestigioso magazine di design Ideat e il seguitissimo sito di arredamento Houzz.fr sembrano concordi nell’annunciare un 2018 dominato dall’orientamento al benessere ergonomico, alla modularità minimalista e alla naturalità di materie e colori. Si tratta del terreno di vocazione del cosiddetto stile scandinavo, che però lascia molto spazio all’eclettismo creativo e all’eco-compatibilità presenti, più che altrove, nel prodotto italiano.

Con riferimento al valore della sostenibilità, che tanto piace ai Francesi, l’industria italiana del mobile gioca le credenziali della più virtuosa in Europa, per energia elettrica risparmiata e contenimento delle emissioni (Il made in Italy abita il futuro – Il Legno Arredo verso l’economia circolare, Fondazione Symbola e FederlegnoArredo, 2016).
Anche rispetto alla riduzione dei rifiuti, le performance ambientali del mobile italiano sono importanti, seppure non da primato: 15,5 tonnellate di rifiuti per milione di euro prodotto, meglio di quanto accade in Germania (15,8), ma meno bene di Spagna (7), UK (13) e della stessa Francia (10).

Quest’ultimo è un aspetto fondamentale per le aziende che intendono operare sul mercato francese. Dal 2012, infatti, il quadro normativo transalpino impone a tutti gli operatori della filiera dell’arredo la partecipazione alle spese per la raccolta e il trattamento dei rifiuti inerenti al ciclo di vita dei mobili, immessi sul mercato. Per questo, dal 2013 nelle vendite al consumo è indicato e fatturato allo scopo un eco-contributo.
Per l’adempimento controllato degli obblighi, produttori e distributori si sono riuniti in un ente dedicato, riconosciuto dalla Stato, denominato Eco-mobilier. In soli 5 anni, l’ente ha riciclato e recuperato il 90% dei mobili usati e punta all’obiettivo “Discarica Zero” entro il 2023.

 

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