L’export di arredo italiano punta sui Paesi emergenti

Più o meno stazionari in media i mercati maturi (UE, USA, Israele, Oceania ed Estremo Oriente, Cina esclusa), ancora spazi in Cina e India, ottime le prospettive dei Paesi emergenti vicini. In estrema sintesi è questo lo scenario prevedibile nel prossimo biennio per l’export italiano dell’arredo, secondo quanto è possibile dedurre dall’analisi generale condotta da ITA e Prometeia nel rapporto denominato Evoluzione del commercio con l’estero per aree e settori, datato novembre 2017.

Su scala mondiale, per l’anno appena iniziato si prevede un tasso di crescita delle importazioni di mobili pari al 6,7% (+2,5% rispetto al 2017), con un ulteriore incremento dello 0,3% nel 2019.
Nel 2016, la quota sul totale delle importazioni nel mondo è stata del 6,6%, lontana dall’8,7% degli anni 2009-2011, ma superiore di uno 0,1% rispetto al 2005. D’altro canto, negli ultimi cinque anni, i grandi Paesi emergenti identificabili nell’acronimo BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) hanno progressivamente sempre più rivolto lo sguardo alla triade classica del Made in Italy ovvero moda, alimentare e arredo, con maggiori incrementi per quest’ultimo soprattutto in Cina e più moderatamente in Brasile e Sudafrica.
Esclusa la Cina, gli altri Paesi citati sono reduci da recessioni e, per questo, testimoniano ancora di più che quella per l’Italia è una vera e propria preferenza, che prelude a un maggiore consolidamento per le quote tricolori nei prossimi anni.

Così come è accaduto per il post-crisi nei Paesi occidentali, anche nei mercati emergenti si fa largo un nuovo modello di consumo, ispirato alla sobrietà e all’originalità, più che alla riconoscibilità dei grandi marchi. Cresce, così, lo spazio di intervento per le PMI. «Le imprese italiane che guarderanno ai mercati emergenti – si legge nel rapporto di ITA e Prometeia – affrontano in sintesi uno scenario di sviluppo favorevole; per le previsioni di crescita, ma anche la maggior selettività della spesa di consumatori e imprese, una caratteristica in fondo in linea con i punti di forza dell’offerta italiana».

Ma i Paesi emergenti da puntare per l’export di mobili italiani sono quelli cosiddetti vicini, sia in Europa (Albania, Bulgaria, Rep. Ceca, Croazia, Ungheria, Polonia, Romania, Russia, Turchia, Ucraina) sia in Medio Oriente e Nord Africa (Emirati Arabi, Iran, Libano, Marocco, Arabia Saudita). Le due marco-aree messe insieme nel 2016 hanno fruttato esportazioni di arredamento per 1 miliardo e 471 milioni di euro, con quote rispettivamente dell’11,6% e del 12,4% sul totale di tutti i settori merceologici (seconda voce in Europa, dopo la Meccanica, prima voce in Medio Oriente e Nord Africa, prima della Meccanica). C’è da dire che, per il Nord Africa, il dato è riferito anche a Libia, Algeria, Tunisia ed Egitto, che in questo momento storico però importano mobili dall’Italia in volumi del tutto trascurabili.
Paragonato a quello del recente passato, le quote dei Paesi emergenti vicini risultano incrementali soprattutto grazie al Contract, che risente del forte sviluppo del real estate e dell’Ho.re.ca.

In questo contesto, si pongono all’attenzione delle aziende italiane due fattori rilevanti per la definizione delle strategie commerciali: la giovane età media dei nuovi consumatori e la correlata propensione agli acquisti on line.
Basti pensare che anche in mercati emergenti con una demografia più simile a quella occidentale, come Polonia, Russia o Cina, quasi il 60% della popolazione ha meno di 40 anni. Si tratta di una platea abitualmente connessa a internet (con computer, ma soprattutto con smartphone), anche per lo shopping, in una percentuale che Google Barometer registra superiore al 90%, il doppio rispetto agli over 55.
Fa riflettere, a tal proposito, il fatto che in un gande mercato emergente come la Cina circa il 33% degli oltre 730 milioni di persone che usano la rete compri on line prodotti stranieri almeno una volta all’anno. Un comportamento di acquisto che in Russia e Brasile è seguito addirittura dal 40% degli internauti.

 

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