Portogallo: l’arredo italiano, tra desiderio e realtà

I sogni son desideri, ma all’occorrenza anche indicatori di tendenza.  Ne è un esempio il rapporto esistente tra i consumatori portoghesi e l’acquisto di mobili: da un lato il sogno di una casa grande e con spazi aperti, dall’altro la realtà di abitazioni con dimensioni sempre più contenute. In mezzo, la scelta di mobili multifunzionali, caratterizzati da un design sobrio, ma capaci di dare un segno visibile dell’aspirata comodità.

In questo contesto, i mobili italiani possono aprirsi un varco importante nel mercato lusitano, puntando sull’originalità estetica e sulla scalabilità delle soluzioni di arredo. Due fattori che consentirebbero alle aziende di settore di consolidare i flussi delle esportazioni verso il Portogallo, che registrano complessivamente performance positive, ma andamenti altalenanti. I dati di ITA, infatti, indicano un +12,1% nel confronto tra 2015 e 2016 (da 50 milioni 621mila a 56 milioni 741mila Euro), ma un -1,2% rispetto all’ultima comparazione di pari periodo rilevata ovvero gennaio-agosto 2016 vs. gennaio-agosto 2017 (37 milioni 329mila a 36 milioni 872mila euro). Va comunque sottolineato il fatto che, mese su mese, anche nel 2017 è più volte comparso il segno più.

Per certi versi, la fluttuazione del settore può essere considerata la metafora dell’intera economia portoghese, che mostra notevoli segnali di ripresa (esportazioni e turismo tirano la nuova crescita), ma all’interno di uno scenario profondamente segnato dagli anni della crisi, soprattutto per ciò che riguarda la contrazione dell’occupazione e dei consumi.
Una recente indagine del CECEJ (Centro de Estudos em Ciências Empresariais e Jurídicas do Istituto Superior de Contabilitade e Administraçao do Porto) conferma che la perdita di potere di acquisto, la disoccupazione e la pressione fiscale riducono la disponibilità dei potenziali acquirenti, che tendono a rimandare gli acquisti di arredamento. I consumatori del segmento medio e medio-alto, invece, orientano molte loro scelte in fatto di mobili a un mass market qualificato, in grado, cioè, di proporre alcuni elementi dell’upper market a prezzi più accessibili.
Molte nuove case portoghesi vengono progettate con soluzioni contenitive da incasso, causando, così, una diminuzione della domanda di armadi e cassettiere. La dimensione delle abitazioni, infatti, tende a ridursi (famiglie con meno figli, coppie senza figli e single), con implicazioni sul design dei mobili (ormai poco voluminosi e molto funzionali) e nella direzione di una crescente segmentazione della domanda.

Il concetto ispiratore è quello della flessibilità, nelle sue maggiori declinazioni: multifunzionalità degli ambienti (minore distinzione tra cucina, soggiorno e sala da pranzo) ed estetica multi-style.
Quest’ultimo aspetto costituisce la maggiore tendenza in atto presso i consumatori portoghesi, secondo uno studio prodotto da Conforama e reso pubblico alla fine del 2017. L’insegna francese conferma la distanza tra il sogno di una casa di oltre 150 mq, in zona rurale, e la realtà dei piccoli appartamenti, diffusa anche nelle aree residenziali di maggior pregio. Ma per i Portoghesi la mediazione tra desiderio e quotidianità sta proprio nell’esercizio eclettico dello stile e del gusto. Grandi divani campeggiano nelle stanze multifunzionali, dove il passaggio da un’area all’altra è segnato da mobili e complementi di arredo sobri (colori neutri e morbidi), ma di eccezione, dal design originale e senza continuità di stile. Contrariamente a quanto accaduto in passato, infatti, la tendenza non è più quella di caratterizzare un’intera stanza con un unico stile, ma di dare vita a un mash-up ordinato, fatto anche di accostamenti tra old style e moderno. Una mescolanza che può arrivare, persino, a una composizione di sedie tutte diverse attorno a un tavolo centrale. Con una particolare predilezione, tra i consumatori più giovani, dell’usato, del riciclato e del vintage, soprattutto nelle declinazioni shabby chic.

La multifunzionalità investe anche la progettazione dell’ambiente cucina, per il quale i mobili devono essere inevitabilmente ripensati più smart e stilosi. Anche in questo segmento l’Italia può dire la sua, possedendo nel suo bagaglio creativo e produttivo tutte le caratteristiche per erodere fette più grosse di un fatturato totale di comparto che Statista.com prevede di 308 milioni di dollari per il 2018, con una crescita annuale del 3,3% di qui al 2021.
Con questi dati alla mano, Gabriele Magliola si prepara a operare sul mercato portoghese attraverso la costituzione di una nuova rete commerciale finalizzata all’ampliamento del portafoglio clienti e alla rappresentanza di un’azienda italiana, produttrice di cucine ad alto contenuto di stile (gli agenti interessati possono scrivere a info@gabrielemagliola.com).

Restando in ambito commerciale, è importante ricordare che una peculiarità rilevante per il futuro del Paese è sicuramente la sua influenza sui Paesi dell’Africa lusofona, che si rivela un elemento di attrattività anche per l’export italiano. Secondo il Ministero degli Affari Esteri italiano, infatti, i profondi legami tra il Portogallo e i Paesi africani di lingua portoghese configurano lo stato iberico come una piattaforma privilegiata per le PMI italiane interessate a rivolgersi a quei mercati emergenti, verso cui l’export portoghese già registra un volume di affari dieci volte superiore a quello che da sole le aziende italiane riescono a fare sugli stessi fronti. Il riferimento vale soprattutto per Angola e Mozambico, in cui forte è stato ed è l’appoggio portoghese nei rispettivi processi di pacificazione e fioritura economica.

 

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